Giornalista professionista, saggista, musicologo e influencer su Linkedin, era ed è convinto che al centro del lavoro ci sia la persona. Per questa ragione dal 2017 cura su Linkedin la rassegna quotidiana del cambiamento, postando contenuti che raccontano storie di professionisti a cui guardare con interesse.

Dopo l’IoP o internet of things, la rete delle cose, è giunto il momento di concentrarci sulle persone, l’IoP, l’intranet of people, in italiano l’“intranet delle persone”. Al tema dell’IoP intesa come comunicazione interna digitale è dedicato il libro Tempo di IoP: Intranet of People: scritto dal giornalista e comunicatore d’azienda Filippo Poletti e pubblicato recentemente da Flaccovio, è diventato un “caso nazionale”.

In poche settimane, infatti, oltre 300 testate, ne hanno parlato, dal Corriere della Sera al Sole 24 Ore, dalla Stampa a Italia Oggi e Affaritaliani, dal Giornale al Tgcom, al Mattino, al Tempo e tanti altre, ivi comprese radio e tv. Abbiamo contattato l’autore tramite LinkedIn, dove è uno degli influencer più seguiti in Italia, che a hengimag spiega:

Come dice una bella frase del poeta Gibran “La tempesta è capace di distruggere i fiori, ma non è capace di danneggiare i semi”. Ripartiamo unendo le forze: l’Italia ne ha tante, molte delle quali ancora inesplorate e da valorizzare.

Filippo Poletti, perché è “tempo di IoP”?

È tempo di unire le forze per affrontare insieme le sfide che ci attendono. Per ripartire oggi, ai tempi della pandemia da coronavirus, occorre ricreare e rafforzare quel sentire comune che fa di un’azienda, piccola o grande che sia, un organismo coeso.

Dobbiamo farlo a partire dalla comunicazione in famiglia, la comunicazione interna digitale. Facciamolo con un sito web rivolto ai dipendenti, la cosiddetta intranet, oppure con un’app o un gruppo chiuso su un social media come Telegram e, infine, con una web radio aziendale.

Quali sono i pilastri della comunicazione interna?

Immaginiamo la comunicazione interna digitale come una casa con cinque fondamenta: l’unità per il bene comune, il dialogo aperto, la formazione continua, il benessere o welfare promosso dall’azienda e, infine, la sostenibilità intesa come l’adozione dei principi dell’economia circolare.

Qual è il sogno di Filippo Poletti per Tempo di IoP: Intranet of People?

Rispondo citando una fiaba persiana, ambientata nel paese di Serendippo, antico nome dello Sri Lanka. Protagonista è il re Giaffèr, che ai figli decide di fare il dono più grande, quello della conoscenza: dà loro, infatti, la possibilità di conoscere il mondo. Oggi, ai tempi del coronavirus, ci si rapporta soprattutto online. Questo viaggio di formazione diventa in Italia, nel Cinquecento, un libro di Giovanni Armeno.

Leggendo questo testo, nel Settecento, lo scrittore inglese Horace Walpole conia il termine “serendipity”, “serendipità” in italiano. La serendipità è la possibilità di fare tante scoperte. Ebbene, il mio sogno è che le imprese possano essere tutte, senza esclusione alcuna, votate alla serendipità: per il bene delle aziende stesse e di chi, giorno dopo giorno, le manda avanti.

Qual è la relazione tra visione e IoP?

Il lavoro, lo abbiamo appena detto, cammina sulle gambe delle persone e, dunque, maggiore sarà il loro coinvolgimento, migliori saranno i risultati che potremo e riusciremo a ottenere. Questa è la visione che ci deve guidare nella progettazione e nella realizzazione della comunicazione interna aziendale.

Operativamente, guardiamo all’esperienza maturata in ambito radiofonico, alternando news di attualità a informazioni di servizio. Il tutto senza mai far mancare il collegamento a tutto ciò che serve sapere sul lavoro, dagli aspetti relativi alla previdenza al welfare, ai corsi di aggiornamento, ai quali abbiamo accennato parlando dei cinque pilastri della comunicazione interna.

In Tempo di IoP: Intranet of People parla di “partecipazione”: in che senso?

Nella comunicazione interna aziendale “uno vale uno”. Tutte le persone hanno una storia umana e professionale da condividere e, proprio per questa ragione, la voce di alcuni non conta più di altri. Vale per le nuove leve così come per chi è da più tempo in azienda. Il compito della comunicazione interna è quello di accompagnare la condivisione in modo trasparente.

Mai come oggi, ai tempi dei social media, emerge con chiarezza il primato delle persone e della loro partecipazione diretta anche alla vita dell’azienda. La comunicazione interna deve fungere da trait d’union all’interno della nostra impresa, facendo propria l’equazione “più partecipazione uguale più libertà”.

Vengono in mente le parole scritte da Giorgio Gaber e Sandro Luporini nella canzone La libertà, presente nell’album Far finta di essere sani e pubblicata nel 1973:

La libertà non è star sopra un albero, non è neanche avere un’opinione. La libertà non è uno spazio libero, libertà è partecipazione.

Il futuro vede la gamification sempre più presente: come si relaziona con le persone?

La conoscenza non si acquisisce solo a “mente fredda”. Per imparare deve farsi largo in noi anche la meraviglia e, dunque, il coinvolgimento emotivo. L’utilizzo delle tecniche di gioco, con sfide tra i colleghi, può stimolare a ragionare fuori dagli schemi, aumentando l’efficacia dell’apprendimento e migliorandone i feedback.

È la cosiddetta “gamification”, traducibile in italiano con il termine “ludicizzazione”. La gamification si fonda sull’utilizzo delle dinamiche proprie del gioco. Sono quelle che possiamo utilizzare per sollecitare, anche con la comunicazione interna, impegno e competitività, stimolando la ricerca di nuove soluzioni. I cinque elementi essenziali della gamification sono, rispettivamente, lo storytelling, i punti, i livelli, le classifiche e i premi.

Tutto ciò non è mera teoria. Il coinvolgimento dei collaboratori attraverso l’adozione di una strategia ludica è sempre più frequente. Accade ad esempio nella fase di recruiting per valutare le competenze dei candidati, ma è possibile impiegarla anche per iniziative speciali promosse nell’ambito della comunicazione interna che permettano di far dialogare le diverse generazioni presenti nella nostra impresa.

Filippo Poletti, Tempo di IoP

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