In Italia un’azienda su due innova, sono però appena l’8% le aziende italiane che adottano una strategia d’innovazione davvero integrata, secondo il 1° Rapporto Innovazione Italia realizzato da Assoconsult insieme a Centro studi Confindustria e Istat. 

Il 1° Rapporto Innovazione Italia 2021 di Assoconsult, curato dal Centro Studi Confindustria con il prezioso contributo di ISTAT, su oltre 212mila imprese italiane con almeno 10 addetti, è stato realizzato per comprendere e quantificare l’impatto che l’innovazione ha avuto ed ha sulle performance aziendali. 

In questo delicato frangente storico, in cui convergono trasformazioni tecnologiche e la grande occasione di rilancio per il Paese rappresentata dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è di vitale importanza fornire una fotografia aggiornata e obiettiva del grado di innovazione del sistema produttivo italiano per supportare con l’evidenza dei fatti le decisioni delle imprese e della politica. 

Innovazione, Assoconsult: in Italia un'azienda su due innova

PNRR e crisi economica: Programmi di innovazione

La crisi economica che ci ha colpiti nell’ultimo biennio è solo la più recente di numerose sfide che le aziende italiane si sono trovate ad affrontare negli ultimi 15 anni. Ciò ha anche portato molte imprese a intraprendere importanti programmi di innovazione e trasformazione che ne hanno aumentato notevolmente la resilienza e la competitività.

In tutta Europa esiste però un problema di scarsa penetrazione delle tecnologie digitali, ma l’Italia ha recuperato il suo divario con la media europea. Il Rapporto Assoconsult mostra innanzitutto come il sistema produttivo italiano si caratterizzi per una buona propensione ad investire in innovazione. Poco più della metà delle imprese italiane (53%) sono innovatrici, con un’intensità molto elevata nell’utilizzo della leva degli investimenti in macchinari e attrezzature, ossia in capitale tangibile.

Innovazione, Assoconsult: in Italia un'azienda su due innova

Investimenti innovazione: asset tangibili e intangibili

Di contro vi è un ricorso più limitato alle diverse tipologie di asset intangibili, e in particolare degli investimenti in ricerca e sviluppo, nei software e nelle licenze per l’analisi dei dati, nel rinnovamento delle competenze dei lavoratori. 

 “Chi ha avviato progetti d’investimento spesso lo ha fatto con uno sguardo rivolto al digitale avanzato e all’ambiente – ha sottolineato il Vicepresidente con delega all’Innovazione Alberto Antonietti – La grande maggioranza delle nostre imprese, però investe in innovazione in maniera molto tradizionale, concentrandosi per esempio sugli asset tangibili come le linee produttive e con molta meno attenzione a upskilling e reskilling del personale, oltre che a piattaforme software, gestione degli investimenti e ricerca

Complessivamente il Rapporto evidenzia come il sistema produttivo italiano necessita di un cambio di passo nel disegnare percorsi evolutivi più articolati, che sappiano affiancare al tradizionale canale di investimento in beni tangibili una maggiore valorizzazione di quelli intangibili.

“Non basta innovare. Conta anche come si innova. La soluzione sarebbe favorire politiche che mirino ad ampliare la platea di aziende che investono in modo integrato, puntando certamente sulla consulenza così come sulla cultura dell’innovazione. Puntare sugli investimenti intangibili significa rafforzare, in tutti i comparti produttivi, innanzitutto la dotazione del capitale umano nelle imprese italiane. Ciò sarò possibile anche grazie al PNRR, opportunità irripetibile di trasformazione del sistema Paese”.

Alberto Antonietti, Vicepresidente Assoconsult con delega all’Innovazione

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